Vivere la mostra

Vivere la mostra

Qui trovi tutti i contenuti della mostra. Stele per stele.

Di reti, romani
e romanci

Di reti, romani
e romanci

I Grigioni sembrano vivere una duplice esistenza: la ferrovia cantonale ad esempio non si chiama ferrovia grigionese, bensì Ferrovia retica e anziché un museo grigionese esiste un Museo retico.

Ciò è dovuto al leggendario popolo dei reti, che viveva nell’arco alpino molto tempo prima della nostra epoca. Ampie parti dei Grigioni erano popolate dai celti, ma i Grigioni di oggi divennero comunque retici. Ciò accadde grazie ai romani, che all’inizio del primo millennio istituirono un’enorme provincia denominata Raetia che si estendeva ben oltre i confini odierni dei Grigioni.

Con i romani cambiò anche la lingua: il latino si affermò nella provincia e nel corso dei secoli successivi si sviluppò fino a diventare una lingua a sé stante, ovvero il romancio.

Oggi il romancio, oltre al tedesco e all’italiano, è una lingua ufficiale dei Grigioni, l’unico Cantone trilingue della Svizzera. E così i Grigioni non hanno solo una Ferrovia retica e un Museo retico, bensì anche una “Viafier retica” e un “Museum retic”.

Come si arriva al
"Lai da Costanza"?

Come si arriva al
"Lai da Costanza"?

Il “Lej da Segl”? Chiaro, si tratta del lago di Sils in Engadina Alta. Il “Lai da Palpuogna”? Chiaro, si tratta del lago di montagna che si trova poco lontano dal passo dell’Albula e che a più riprese è stato definito il lago più bello della Svizzera. Ma dove si trova il “Lai da Costanza”?

Per le persone germanofone la risposta non è così evidente, ma è comunque molto semplice: “Lai da Costanza” è il nome romancio del lago di Costanza. In effetti in passato l’area di lingua romancia a nord si estendeva fino al cosiddetto “mare svevo”. Verso est l’area di lingua romancia andava addirittura ben oltre l’odierno confine svizzero giungendo fino in Val Venosta, chiamata “Vnuost”.

Che teatro!

Che teatro!

Nel 1534 Zuoz era in fermento: sulla piazza del paese dell’Engadina Alta si svolse la prima rappresentazione dell’opera teatrale di Gian Travers intitolata “La storia della vita del patriarca Giuseppe”. Probabilmente si tratta della prima opera di questo tipo in lingua romancia a essere stata rappresentata su un palco. Il nome originale dell’opera è: “La Histoargia dal bio patriarch Josef”.

Gian Travers è considerato il padre della lingua scritta romancia dell’Engadina Alta. Ma già molto tempo prima di lui si cantava e si componevano versi in romancio. Fino ai giorni nostri si è conservata ad esempio “La canzun da Sontga Margriata”, ossia l’antichissima “canzone della Santa Margherita”. Tratta di una donna che travestita da uomo lavora su un alpe e viene tradita.

Naturalmente ancora oggi si canta, si balla e si gioca in romancio, eccome: i cori sono fortemente radicati nelle vallate e nei paesi della “Rumantschia” e sono anche fonte di identità. Danze e spettacoli in romancio hanno luogo ad esempio nel castello Riom, dov’è di casa l’“Origen Festival Cultural”, il quale propone una combinazione innovativa tra la musica e il teatro e la cultura romancia e ha anche già lavorato con le opere teatrali di Gian Travers del 1534.

Al fronte e lontano da casa

Al fronte e lontano da casa

“Hei fraischgiamaing meis matts!”, esclamò Benedikt Fontana, gravemente ferito, nel 1499. I ragazzi grigionesi, chiamati “matts”, vennero incitati ad attaccare con rinnovato coraggio e vincere la battaglia della Calva, sul confine tra la Val Monastero e la Val Venosta. I “matts” ci riuscirono, anche se è probabile che le celebri ultime parole di Fontana siano state ideate più tardi.

«Stai si defenda, Romontsch, tiu vegl lungatg,…!», esclamò con spirito battagliero il poeta Giacun Hasper Muoth nel 1887. I romanci vennero chiamati a difendere la loro lingua, “il lungatg”. Ed è ciò che fanno, ma sembrano impotenti di fronte allo scorrere del tempo. La diffusione del romancio è in calo, e si tratta di una tendenza in atto già prima dei tempi di Muoth e Fontana.

I motivi alla base del calo si fecero sentire già nel Medioevo: la germanizzazione andò avanti. In particolare a partire dal XIX secolo numerose “mattas” e numerosi “matts” abbandonarono la loro terra d’origine anche per motivi economici, ma spesso rimasero comunque legati alla loro lingua e alle loro origini. Oggi in tutta la Svizzera si trovano associazioni e gruppi formati da tali persone.

Gruppi & associazioni
URB
Associazione dei romanci residenti fuori dei Grigioni
Quarta Lingua
Associazione per la promozione della lingua e della cultura romancia
GiuRu
Associazione dei giovani romanci
Pro Svizra Rumantscha
Associazione per la promozione del romancio in Svizzera
Uniun Rumantscha Rezia Bassa
Associazione dei romanci nella Svizzera orientale
Canorta Rumantscha Turitg
Asilo nido romancio
Scola Rumantscha Turitg
Corsi di romancio per allievi a Zurigo
Chant rumantsch
Tradizionalmente il canto corale unisce i romanci, anche al di fuori dei Grigioni
Bündner Gemischter Chor Zürich
Chor Rumantsch Zug
Chor Rumantsch Rezia Bassa
Chor Bündner-Verein St. Gallen
Pro Raetia
Associazione per i Grigioni, con altri indirizzi di associazioni grigionesi in tutta la Svizzera

Zurigo, Berna o Bergün?
Dove si parla romancio
al giorno d'oggi

Zurigo, Berna o Bergün?
Dove si parla romancio
al giorno d'oggi

Chi vede il cartello della località di “Bergün” scopre subito qual è il nome romancio di questo paese di montagna grigionese. “Bravuogn”. Ma chi, tra le persone germanofone, sa che “Giura” è il nome romancio del Cantone Giura e che “Argovia” è il nome del Cantone di Argovia? Che la città e il Cantone di Zurigo si chiamano “Turitg”, mentre Berna si chiama “Berna” e San Gallo si chiama “Son Gagl“?

Anche se non lo si trova sui cartelli delle località, il romancio è presente a “Turitg“, “Son Gagl” e in quasi tutta la Svizzera. Dopotutto, secondo i dati più recenti forniti dall’Ufficio federale di statistica, circa due terzi di tutte le persone di lingua romancia vivono al di fuori dell’area linguistica romancia. Ma dove si trovano queste circa 40 000 persone che indicano il romancio come loro lingua principale?

Il rumantsch –
lingua nazionale
senza spazio sul podio?

Il rumantsch –
lingua nazionale
senza spazio sul podio?

“Ni Italians, ni Tudais-chs, Rumantschs vulain restar!”  Nel 1913 e nel 1917 il poeta Peider Lansel usò parole chiare: “Né italiani né tedeschi, noi vogliamo rimanere romanci!” Tale affermazione si inserisce nel contesto delle mire italiane di riportare le aree di lingua romancia della Svizzera alla loro presunta patria, ovvero l’Italia.

In tale periodo il romancio ricevette appoggio in Svizzera solo a livello cantonale: nel 1880 il “Rumantsch” divenne una delle tre lingue ufficiali del Cantone dei Grigioni. A livello nazionale questo riconoscimento come lingua nazionale seguì solo circa 60 anni più tardi, in compenso però in modo chiaro: nel 1938 oltre il 90 per cento degli elettori (all’epoca le donne non avevano ancora il diritto di voto) accolse una revisione costituzionale grazie alla quale il romancio divenne la quarta lingua nazionale dopo il tedesco, il francese e l’italiano.

Ma quindi il romancio non ha mancato un posto sul podio? L’italiano, il tedesco e il francese infatti erano indicate come lingue nazionali già nella Costituzione federale del 1848. In ultima analisi si tratta di una questione di prospettiva: per molte persone di lingua romancia il “Rumantsch” è comunque la prima lingua nazionale. Una cosa è certa: il romancio può ancora essere scoperto, può avere più spazio e può essere usato maggiormente nella lingua parlata e scritta.

Da Müstair a Mustér

Da Müstair a Mustér

In media nei Grigioni per ogni chilometro quadrato di territorio vi è una femmina o un maschio di stambecco. La densità di persone di lingua romancia è un po’ più elevata. Per ogni chilometro quadrato ci sono circa quattro persone che indicano il romancio come lingua principale.

Il problema di questi valori medi: oltre a 937 montagne i Grigioni contano ben 150 vallate, in cui tradizionalmente si parla il Bündnerdeutsch, il Walserdeutsch e l’italiano, alle quali si aggiungono molte altre lingue ancora. In aggiunta il romancio ha cinque varianti diverse, i cosiddetti idiomi.

Quindi una persona di lingua romancia che vive a Müstair in Val Monastero non necessariamente capisce una persona di lingua romancia che vive a Disentis/Mustér in Surselva, nonostante i nomi Müstair e Mustér abbiano entrambi la loro origine nella parola latina “monasterium” (monastero). In aggiunta le due persone sono divise da un viaggio in autopostale e in treno che dura circa quattro ore e mezza. Ciò significa che il viaggio è un po’ più lungo del viaggio in treno da Coira a Ginevra, che attraversa tutta la Svizzera.

Puter e portoghese a
Pontresina

Puter e portoghese a
Pontresina

Tradizionalmente in Engadina Alta si parla il Puter. Tuttavia a Pontresina, in romancio Puntraschigna, la quota delle persone di lingua romancia è diminuita dal 45 per cento circa nel 1880 a circa otto per cento nel 2000. Una ragione è legata al turismo e al bisogno di personale in questo settore. Oggi a Pontresina circa il nove per cento delle persone parla portoghese, quindi più del romancio. Tuttavia le portoghesi e i portoghesi imparano abbastanza in fretta il romancio, in quanto sono entrambe lingue neolatine.

L’animale raffigurato sullo stemma grigionese invece a Pontresina si trova a proprio agio: sui versanti del vicino Piz Albris vivono circa 1800 stambecchi. Essi formano una delle più numerose colonie di stambecchi delle Alpi.

Tiffel, truffel o hardefel?

Tiffel, truffel o hardefel?

Come si preparano i Maluns? È molto semplice: basta grattugiare le patate, soffriggerle con farina e burro e servire questo piatto tradizionale a base di patate ad esempio con la purea di mele. Però non è poi così semplice trovare delle patate. Almeno non in romancio.

Le patate non vi piacciono?

Chi non apprezza le patate, rispettivamente “tiffel” o “truffel”, in Engadina può provare il “cardifiol” e in Surselva il “carflur”: il cavolfiore. Chi vuole conoscere esattamente il termine per cavolfiore e in generale le parole romance, può consultare il “Dicziunari Rumantsch Grischun”. Il grande vocabolario di romancio è disponibile anche online: drg.ch

Seminare la lingua,
raccogliere varietà

Seminare la lingua,
raccogliere varietà

Come sono i giardini della “Rumantschia“, ossia dell’area linguistica romancia? La risposta è: molto variegati. In Surselva ad esempio la bietola prospera nella variante “urteis“, mentre nei giardini sutsilvani, ad esempio in Domigliasca, si chiama “mangieult“. Non c’è de meravigliarsi che anche i capuns, dei pacchetti di pasta avvolti in foglie di bietole, abbiano un sapore diverso a seconda del luogo.

Questo esempio dimostra che con i suoi cinque idiomi il romancio è fonte di varietà, in giardino e in cucina, nel settore della cultura e nella vita. Insieme a tutte le lingue nazionali della Svizzera il romancio contribuisce a fare in modo che parlare e scrivere in Svizzera non siano attività monotone.

Che ne dite allora di seminare il romancio nella vostra vita quotidiana e lasciarlo fiorire? Per esprimere una dichiarazione d’amore individuale nell’idioma Vallader dell’Engadina Bassa? O per cantare “canzuns” sursilvane alla sera?

Ispirazione in ogni idioma

Ispirazione in ogni idioma

Seminate anche voi la lingua, guardate e stupitevi di come il vostro giardino linguistico cresce e fiorisce. Un’ottima opera di riferimento per trovare ispirazione nel vostro idioma preferito è il Pledari Grond: pledarigrond.ch

Imparare (a conoscere)
il romancio

Imparare (a conoscere)
il romancio

Bisogna andare direttamente all’università se si vuole imparare il romancio? La linguistica romancia viene insegnata nelle università di Zurigo, Friburgo e Ginevra. I corsi online e in presenza proposti dall’organizzazione “Lia Rumantscha” semplificano le cose:  curs.ch

Il romancio può essere anche facilmente integrato nella quotidianità, ad esempio con le offerte quotidiane di video e audio del centro media “Radiotelevisiun Svizra Rumantscha“: rtr.ch

Chi preferisce dedicarsi alla lettura di un giornale romancio può farlo, ad esempio con il quotidiano “La Quotidiana“:  suedostschweiz.ch

E per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti? Naturalmente questi ultimi possono imparare il romancio anche al di fuori della “Rumantschia“. Ad esempio a Zurigo esiste l’asilo nido “Canorta Rumantscha Turitg“: canortarumantscha.ch

Un altro progetto pilota importante della “Lia Rumantscha” volto a promuovere il romancio nella diaspora è l’offerta di corsi di romancio per bambini disponibile da qualche anno:  curs.ch 

Presto il romancio sarà offerto nel grado superiore e nei licei di tutta la Svizzera come “terza lingua nazionale facoltativa”. La “Lia Rumantscha” sarà lieta di fornire informazioni a insegnanti e interessati:  liarumantscha.ch

Scintille del cuore,
precursori della primavera

Scintille del cuore,
precursori della primavera

Scacciare l’inverno e conquistare il cuore della donna desiderata in un colpo solo? La vecchia usanza “Trer schibettas” lo rende possibile. Nelle località romance di Danis-Tavanasa e Dardin, come da tradizione i ragazzi ritagliano dischi di legno di ontano, che nelle notti buie di primavera vengono lanciati dai pendii sopra i villaggi con l’ausilio di rami di nocciolo, come proiettili incandescenti. Mentre lanciano i dischi i ragazzi gridano “Oh, tgei biala schibetta per Bianca!“. Tuttavia se una “biala schibetta” dovesse volare male, non verrebbe dedicata alla ragazza desiderata, bensì ad esempio a un insegnante antipatico.

Nella “Rumantschia” ci sono altre antiche usanze per scacciare l’inverno. Quella più nota è sicuramente il “Chalandamarz“, durante il quale i giovani scacciano l’inverno con campanacci e fruste. A Scuol si dà anche fuoco a un “Hom Strom“, un elaborato fantoccio di paglia di segale.

La madre di Schellenursli

La madre di Schellenursli

Uorsin? Breve esitazione. Ursli? Sembra già più familiare. Schellenursli? Ah, la storia del ragazzo che sfidava la neve fonda per raggiungere un maggese e procurarsi un grande campanaccio . Egli vuole il campanaccio per partecipare al “Chalandamarz“, l’antica usanza per scacciare l’inverno, e non in fondo alla comitiva, dove ci sono solo piccoli campanelli.

Schellenursli, o per l’appunto “Uorsin” in romancio, continua a essere una presenza fissa nelle stanze dei bambini svizzeri, non da ultimo grazie alle illustrazioni dell’artista Alois Carigiet. Invece Selina Chönz, l’autrice della storia pubblicata nel 1945, è meno nota. Viveva nel villaggio di Guarda, in Engadina Bassa, vicino alla casa di Schellenursli. Oltre ad altri libri per bambini come “Flurina” (1952) e “La naivera” (La grande neve, 1957) ella scrisse anche poesie e racconti che meritano di essere (ri)scoperti.

Tempi moderni –
giochi e fumetti
in "Rumantsch"

Tempi moderni –
giochi e fumetti
in "Rumantsch"

Cos’è un “Butttatsch cun îgls“? Niente di comune, bensì uno “stomaco di mucca con degli occhi”. Questa creatura appare in vecchie leggende alpine, e ora anche in un fumetto in romancio: “Il Crestomat”. Il fumetto digitale si basa sulla “crestomazia romancia“, una delle più importanti raccolte di testi romanci, e permette di approcciarsi alla storia della “Rumantschia” e alla lingua romancia in maniera moderna: crestomat.ch

Il romancio è presente anche nel mondo dei giochi per computer, in particolare con “Mundaun“, che secondo i creatori è un “lovingly hand-penciled horror tale set in a dark, secluded valley of the alps“. La lingua parlata nel gioco horror disegnato a mano non è l’inglese, bensì il romancio e la trama è ambientata intorno al Piz Mundaun in Surselva. Tuttavia, il gioco è stato recensito in termini positivi in inglese, per esempio nel “Washington Post“: mundaungame.com

«Rumantsch Grischun» –
c'è bisogno di una lingua unitaria?

«Rumantsch Grischun» – c'è bisogno di una lingua unitaria?

Chi cerca la chiave di accesso al romancio la trova in fretta. Infatti il termine chiave si chiama “clav” in tutti gli idiomi, tranne in Puter. In questo idioma la parola corretta è “clev”. Talvolta per individuare le differenze tra gli idiomi e le varie espressioni regionali è quindi necessario un occhio attento. Quest’ultimo si chiama “ögl” in Puter, “egl” in Sursilvan e “îgl” in Surmeir.

Data questa varietà, qual è il modo più semplice di comunicare? Una lingua scritta unitaria potrebbe salvare la lingua variegata la cui esistenza è minacciata? Queste considerazioni hanno portato alla creazione della lingua scritta standard “Rumantsch Grischun” negli anni ’80. Al giorno d’oggi questa lingua viene utilizzata in particolare nel contesto sovraregionale e come lingua ufficiale; tuttavia nelle scuole dell’obbligo dei comuni grigionesi non viene quasi più insegnata come cosiddetta lingua di alfabetizzazione: la maggior parte dei comuni ha deciso di ritornare al proprio idioma tradizionale. Tuttavia il “Rumantsch Grischun” si è affermato come lingua ufficiale, dei media e dell’informazione.

Essempio d’impiego

banknote

«Rumantsch automatic»
– i computer sanno il romancio?

«Rumantsch automatic» – i computer sanno il romancio?

Il motore di ricerca Google sa il romancio? No. Ci sono dei computer o dei programmi che sono in grado di tradurre testi dal tedesco al romancio? Sì.

In collaborazione con la “Lia Rumantscha“, la Scuola universitaria professionale dei Grigioni ha sviluppato un prototipo di software di traduzione romancio: “Translatur-ia“. La qualità delle traduzioni è ancora insufficiente e ciò è dovuto a un motivo ben preciso: per lingue molto diffuse il software di traduzione può attingere a diversi miliardi di traduzioni. Questo non è il caso per il romancio. Tuttavia presso la Scuola universitaria professionale sono convinti: il prototipo ha del potenziale: translaturia.fhgr.ch

Anche presso la “Radiotelevisiun Svizra Rumantscha” (RTR) si lavora allo sviluppo di un traduttore digitale. Attualmente si utilizza già uno strumento “speech to text”. Quest’ultimo è in grado di registrare sotto forma di testo cosa viene detto nella lingua unitaria “Rumantsch Grischun” nonché negli idiomi Sursilvan e Vallader. Ma perché tutti questi sforzi? Il riconoscimento vocale renderà possibile la trascrizione automatica di dibattiti politici o di conversazioni in vecchi film e registrazioni audio. E a livello tecnico i progetti costituiscono la base affinché Google Traduttore un giorno possa magari dire “Allegra” o “Bun di“.

"Rumantsch poetic" –
cosa caratterizza la musica
e la lirica romancia?

"Rumantsch poetic" –
cosa caratterizza la musica
e la lirica romancia?

In üna lingua estra tuot es da stà ” si legge in una poesia di Angelika Overath. In italiano: “In una lingua straniera è sempre estate”. Angelika Overath si è trasferita in Engadina Bassa dalla Germania alcuni anni fa, trovando un approccio poetico alla lingua romancia.

Ci sono molti begli approcci alla poesia romancia e c’è un numero impressionante di voci femminili, tra cui le vincitrici del prestigioso Gran Premio sivzzero di litteratura Leta Semadeni e Flurina Badel. È possibile scoprire queste voci tra l’altro grazie alla casa editrice romancia “Chasa Editura Rumantscha“. chasaeditura.ch

Naturalmente anche la “musica rumantscha“, la quale consiste in poesia e musica e nella quale canti antichi si intrecciano spesso con suoni moderni, offre un approccio sonoro al romancio. Quali cantautori spiccano ad esempio Bibi Vaplan e Pascal Gamboni, mentre il gruppo Liricas Analas ha iniziato ad attirare l’attenzione nel campo dell’hip hop nel 1999: nel 2004 il gruppo della Surselva ha inciso il primo album rap in romancio.

Bibi Vaplan:
Lascha a mai 

Pascal Gamboni:
Unics

Bibi Vaplan:
Lascha a mai 

Liricas Analas:
Siemis 

Tra identità e carattere
esotico

Tra identità e carattere
esotico

Come vivono la lingua i giovani provenienti dal Grigioni romancio? Quale importanza attribuiscono al romancio all’interno del loro repertorio linguistico? Qual è il loro atteggiamento nei confronti di questa lingua minoritaria dei Grigioni? A queste domande Flurina Kaufmann-Henkel, collaboratrice scientifica dell’ASPGR, ha cercato delle risposte nella sua tesi di dottorato, che sta svolgendo nel quadro di un progetto del Fondo Nazionale Svizzero.

Le lingue parlate in famiglia, le lingue di scolarizzazione, le lingue di uso quotidiano e le lingue preferite variano molto all’interno dei gruppi indagati e non rimangono costanti nemmeno per le singole persone. Ciò significa che le lingue, ma anche gli atteggiamenti verso le lingue, possono variare nel corso delle singole biografie. Anche all’interno di un paese o di una regione linguistica esiste un ampio ventaglio di atteggiamenti linguistici.

Le affermazioni citate su questa stele mostrano a titolo di esempio quale significato e valore viene attribuito al romancio dalle persone giovani nel contesto della loro biografia linguistica complessiva al momento dell’intervista:

Ulteriori informazioni riguardo al progetto (disponibili solo in tedesco)

Aline Cortesi (21), Engiadin’Ota:

«Romanisch isch scho au guet, aber mit Französisch chamer ide ganz Schwiz go schaffe, wega dem hani mi für das entschiede.» 

«Sì, il romancio va bene, ma con il francese si può andare a lavorare in tutta la Svizzera. Per questo ho scelto il francese.»

Curdin Melchior (19), Val Schons:

«Rumàntsch e per mai sto egn agid par amprender angles a franzos. Ca igl angles sch’ins varda e quegl ansasez tudestg cun pleds rumàntschs cun ampo egn oter aczent, ampo oters pleds. Betg greav dad amprender ansasez.» 

«Il romancio mi ha aiutato a imparare l’inglese e il francese. L’inglese in realtà è una sorta di tedesco con parole romance e con un accento un po’ diverso. In effetti non è difficile da imparare.»

Laurin Luzio (21), Surmeir:

«Natural scu Rumantsch lò erigl adegna igls chels da ‚davos la gligna‘. Propi. Jah cò ist nia sotaint tigl scolast. Alloura eras usche en po, usche en exot.» 

«Naturalmente come romancio si era sempre «quello che vive sulla luna». Davvero. Con l’insegnante non era sempre facile. Si era un soggetto un po’ «esotico».»

Alexander Bott (21), Val Müstair:

«Apaina cha tavel rumauntsch ma chatti da chà, rumauntsch es il dachasa aifach, jau colliesch il rumauntsch cun tot quai ch’jau n’ha jent.» 

«Quando parlo romancio mi sento a casa, la lingua romancia è semplicemente casa e al romancio associo tutto ciò che mi piace.»

Orlando Cadonau (22), Surselva:

«Romontsch, also gie, per mei eis ei semplamein ina identitad. Jeu sesentel mei buca sco Svizzer ni, ni gie. Jeu sesentel mei sco Romontsch atgnamein.» 

«Per me il romancio è semplicemente un’identità. Non mi sento svizzero, no, cioè, in realtà mi sento romancio.»

Julia Cardoso (19), Engiadin’Ota:

«Eau chat ainfach bel da mantgnair quista tradiziun da discuorrer il rumauntsch, que es per me qualchosa fich speciel da discuorrer rumauntsch, perche cha na bgers discuorran quelo.» 

«Trovo bello conservare questa tradizione di parlare il romancio. Per me parlare il romancio è qualcosa di molto particolare, dato che non sono in molti a parlarlo.»